I limiti in cui il chirurgo plastico è da sempre costretto a muoversi per realizzare il suo progetto estetico-ricostruttivo sono rappresentati sostanzialmente dalla povertà e monotonia del processo biologico di guarigione, o meglio di cicatrizzazione, di qualsiasi lesione, comprese le ferite chirurgiche.
La conoscenza sempre più intima dei processi cellulari e le tecnologie avanzate si fondono a fornire al chirurgo plastico strumenti in grado di potenziarne il gesto operatorio e, come un magico passepartout, permettergli di transitare con scioltezza, come tra vasi comunicanti, dalla riparazione dei traumi in urgenza al trattamento delle cicatrici, dalle ferite difficili al crono e foto-ageing.
Le metodiche biotecnologiche da noi studiate ed impiegate possono essere approssimativamente classificate in 3 gruppi: un gruppo rivolto a ottimizzare l'ambiente rigenerativo, affinché i naturali processi cellulari vi si possano svolgere con la più grande facilità; un secondo gruppo destinato a potenziare i processi rigenerativi mediante un extra-apporto di sostanze, elaborate spontaneamente ma in quantità insufficiente; il terzo gruppo è infine rappresentato dalle cosiddette "terapie cellulari" e rientra appieno nel vasto capitolo degli innesti.
Al momento attuale il nostro interesse è rivolto principalmente all'impiego dell'acido jaluronico, dei tessuti bio-ingegnerizzati e delle cellule staminali adulte estratte dal tessuto adiposo. |